Stagione 2018/19, Stagione 2019/20, storie di calcio femminile

"Prime Volte" di Giulia Orlandi

Se ripenso alla mia vita calcistica trovo difficile isolare un singolo episodio da raccontare per farvi capire quanto bello e diverso era in nostro Mondo. Mi piacerebbe più parlarvi di 3 “Prime volte”, tutte cose che adesso risultano essere la normalità ma che fino a poco tempo fa erano l’eccezione.


1 – La Preparazione – ACF Firenze – Stagione 2008-2009 – Ritiro in Corsica
L’inizio di ogni Stagione si identifica con la Preparazione, dove tutte le ragazze si ritrovano per riprendere insieme gli allenamenti in vista del Campionato prossimo. Ma quante squadre ancora oggi possono permettersi di organizzare una settimana di Ritiro lontano dalla propria sede? Non tutte!
Tutto questo fu possibile perché il nostro allenatore che aveva casa in Corsica organizzò il tutto. In pratica noi ragazze alloggiavamo all’interno di un campeggio divise fra 4/5 appartamenti, vicino ovviamente alla sua abitazione dove ci recavamo, rigorosamente a piedi, per il pranzo e per la cena. Lui, con l’aiuto della sua Famiglia e di qualche altro genitore, dopo aver allestito tutto il giardino con una mega tavolata si occupava di preparare i pasti. Furono giorni bellissimi, all’insegna del duro lavoro (perché vi posso assicurare che il Ciolli ci massacrava) ma anche del divertimento. Lontano dalla solita routine, divise fra il campo, la spiaggia e quelle salite terribili!


2- Gli Stadi – il “Franchi”
Oggi molte squadre di serie A femminile per partite di campionato di una certa rilevanza oppure per altre competizioni, vedi finali di Coppa o Champions League, si trovano a calcare il manto degli Stadi più importanti d’Italia. Beh nel nostro piccolo, quando ancora il calcio femminile non aveva tutta questa risonanza, nel 2006 lo Stadio Artemio Franchi ci aprì le porte.
Era l’ultima partita di Campionato di Serie A2, disputata contro il Chiasiellis, una squadra di Udine, lì in quel campo avremmo siglato la vittoria del Campionato e il passaggio nella massima serie.
Fu aperta solo la Tribuna ma si registrarono, se non erro, più di 2000 spettatori, un vero traguardo, perché vi posso assicurare che in quegli anni erano davvero tanti!
Fu bellissimo poter festeggiare la conquista della serie A nello Stadio della mia Città, Firenze, una cornice indimenticabile, la stessa che qualche anno dopo, in modo ancora più prepotente mi ha permesso di alzare in alto lo Scudetto.


3 – Le trasferte – “La Sardegna”
Partire il giorno prima della partita sembra cosa normale e indispensabile per un giocatore professionista in modo da poter affrontare la gara nelle migliori condizioni fisiche. Ma è davvero così scontato? Neanche oggi lo è per tutti e fino a qualche tempo fa, quasi per nessuno.
Nel nostro caso la partenza anticipata era prevista solo per 2 specifiche partite: quando dovevamo andare a disputare la gara in Sicilia oppure in Sardegna, per tutte le altre, partivamo la mattina presto, anche all’alba perché comunque ti dovevi muovere per tutta Italia, giocavi e rientravi a chissà quale ora. Se eri in serie A avevi la fortuna/sfortuna di giocare il sabato quindi avevi la domenica per recuperare, ma saltavi sempre un giorno di scuola e non era sempre semplice giustificarsi con i professori, se invece eri in Serie A2, la partita era di domenica e quindi il lunedì comunque dovevi svolgere la tua normale attività da studente o da lavoratore.
Vi voglio raccontare solo una trasferta “tipo” in terra Sarda. Partenza da Firenze nel pomeriggio con i pulmini, imbarco la sera dal Porto di Livorno e verso le 6 del mattino attracco a Olbia. Se tutto andava per il meglio voleva dire aver trascorso la notte nelle cuccette, altrimenti, posto-ponte, poltrone o ti arrangiavi come potevi.
Dato che la mattinata era molto lunga, con i pulmini raggiungevamo a volte Golfo Aranci, a volte Porto Cervo, prima di avviarci verso Sassari, meta ultima di ogni squadra di calcio femminile approdata in Sardegna. Disputavamo la gara e via di corsa per rientrare verso Olbia. Lì al porto come da tradizione ci attendeva la solita pizza prima di riprendere la nave che ci riportava a casa e alle nostre vite.
Altri tempi, anche se non molto lontani, è vero, ma comunque affascinanti e ricchi di un qualcosa che spero non venga perso del tutto col passare degli anni e la crescita del movimento!


Vorrei aggiungere, sul finale, una riflessione in merito al momento che stiamo vivendo. È qualcosa di inverosimile che nessuno si sarebbe mai immaginato di vivere. Qualcosa che lascerà il segno. Siamo di fronte a un evento che entrerà nella Storia di tutta l’umanità e per quanto tragica, è anche un’occasione. È l’opportunità per ognuno di riflettere su noi stessi e su tutto quello che ci circonda. Mi auguro solo che, nel momento in cui torneremo a ciò che abbiamo sempre chiamato normalità, saremo invece pervasi dallo stupore, dalla passione e dalla gratitudine per le piccole cose e che vivremo ogni singolo momento come se fosse una “Prima Volta”.

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