Stagione 2018/19, Stagione 2019/20, storie di calcio femminile

"Quella volta che capii che Tavarnuzze sarebbe diventata la mia seconda casa" di Giulia Bursi

Il calcio è così, ti regala tante emozioni, tanti ricordi, belli o brutti che siano, dalle lacrime di gioia alle lacrime di rabbia e delusione, dalle vittorie più belle alle sconfitte più dure ma che ti fanno crescere… Insomma potrei raccontare tanti momenti, ma ho deciso di raccontarne uno in particolare, ma che ha tante sfumature: la salvezza ai playout il primo anno di serie A con il Sassuolo ( 2017/18).
È un ricordo importante per me perché non si parla solo di una partita, di uno scontro salvezza, significa molto, molto di più.
Racchiude tutto il percorso fatto dalla Reggiana, tutti i sacrifici, e fidatevi, chi ha vissuto quegli anni sa quanti sacrifici sono stati fatti, quanta fatica c’è voluta, quanto quella squadra (una famiglia) ha lottato, contro tutto e tutti. Basterebbe guardare gli occhi lucidi di Betty (Elisabetta Vignotto, presidente e grande ex calciatrice) ogni volta che ne parla.
Insomma racchiude tutta la scalata dalla serie C alla serie A; purtroppo non è stato possibile arrivarci come Reggiana, per motivi economici, ma siamo riuscite comunque a realizzare il nostro sogno grazie al Sassuolo, che ha creduto in noi e ha acquisito il titolo sportivo.
Il 14 Maggio 2017 siamo promosse in Serie A. Avrei voluto raccontare di questo momento magico, un sogno che si avvera, “davvero ci siamo riuscite? Davvero NOI avremmo giocato in Serie A??!! “
Però come si dice, “Vincere è difficile, confermarsi lo è ancora di più. “
Quindi ho deciso di raccontare la salvezza, raggiunta lottando insieme, nonostante le difficoltà, nonostante una stagione a dir poco sofferta. (la prima vittoria in campionato era arrivata a solo Dicembre).


È il 27 Maggio 2018. Playout, Sassuolo – Roma C.F. (squadra di Serie B e sconfitta proprio dalla Florentia nel primo spareggio). Gara secca.
Ora che la racconto mi viene da sorridere perché la partita è stata giocata a Firenze, all’ Ascanio Nesi di Tavarnuzze, proprio il campo in cui quest’anno ci alleniamo e che è diventata per me una seconda casa.
Spogliatoio: nel discorso pre-partita non c’era molto da dire, sapevamo quanto era importante, sapevamo quanta strada avevamo fatto, ci serviva un ultimo sforzo tutte insieme.
Sapevamo anche che non sarebbe stato facile e così è stato. 90 minuti di fuoco, occasioni da entrambe le parti ma le reti restano inviolate. Si va ai supplementari.
Ricordo che ci siamo sedute per terra, ci siamo guardate tutte negli occhi e ci siamo dette : “stiamo tranquille, c’è ancora tempo, ce la facciamo! Insieme!”
Inizia il primo tempo supplementare, tutto come prima. Sugli spalti ci sono più tifosi giallorossi. Ad un certo punto però vediamo arrivare la nostra squadra Primavera ( anche loro impegnate in una partita di campionato in Toscana). Iniziano a fare i cori e le loro voci sovrastano quelle dei tifosi romani.
Mi piace pensare che quella sia stata la svolta. Pochi minuti dopo infatti arriva il goal tanto atteso, punizione di Fabiana Costi, Zoi Giatras mette in mezzo la palla di testa, al volo arriva Sandy Iannella che la butta dentro.
Ho ancora i brividi, ricordo che volevo urlare dalla gioia ma l’urlo è stato spezzato dalle lacrime, ricordo quella corsa liberatoria di tutte noi ad abbracciare ( diciamo più che abbracciare, placcare) Sandy, ricordo l’esultanza con tutta la panchina e Fede ( Federica D’Astolfo, allenatrice) che si è letteralmente lanciata su di noi.
Avevamo fatto goal ma la partita non era ancora finita quindi ci siamo dette di restare calme e di usare la testa.
Qualche minuto dopo Giorgia Tudisco si procura un rigore. Fabiana Costi insacca. 2 a 0. Ora il cuore è un po’ più leggero.
La Roma accusa il colpo e verso lo scadere c’è tempo anche per il terzo goal di Tudisco.
Triplice fischio, siamo salve. Esplosione di gioia e lacrime. Tutte le ragazze della Primavera e tutto lo staff entrano in campo e corrono ad abbracciarci. Avevamo vinto, tutti insieme, a partire dalle ragazze che quel giorno non sono potute scendere in campo ma che non hanno mai smesso di incitarci; ripenso a Tarenzi squalificata, a Pondini, Ierardi e Prost infortunate (ricorderò sempre Prost dietro la panchina ad urlare e a darci la carica).
Volevamo e dovevamo difendere quella serie A, ce lo meritavamo.
Per noi è stato come vincere un campionato.
Per molte di noi era la prima esperienza in Serie A, un gruppetto di noi era cresciuto insieme, dalle giovanili della Reggiana fino alla Serie A. Le prime persone che ho abbracciato a fine partita sono state loro.
È vero la salvezza è stata raggiunta dalla squadra di quell’anno, ma io penso che parta tutto da più lontano: dall’anima che è stata creata da quella squadra e società che fino a qualche anno fa si allenava al “Puccini”, alle 7 di sera, con ciò che aveva a disposizione. Grazie Fede e grazie Betty.
Ripenso ad alcune ragazze del gruppo storico che per vari motivi non hanno continuato il percorso con noi ma che hanno fondato la base di questa bellissima storia.
Tutto questo per dirvi che non bisogna mai dimenticare da dove veniamo e da dove siamo partiti, e che i traguardi sofferti sono i più belli.

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