Stagione 2018/19, Stagione 2019/20, storie di calcio femminile

"Quelle ragazzine terribili che non mollano mai" di Ilaria Leoni

Per fortuna della mia carriera calcistica ho tanti bei ricordi che porto ancora con me, occasioni importanti che lasciano il segno come ad esempio la vittoria della WPSL NORTHWEST con AC. Seattle nel 2013 in America, come la finale play off a Pescara con la Florentia valevole per la Serie A e per ultimo il pareggio allo Stadio “Santa Lucia” contro la Juventus Women, stracolmo di persone, una di quelle partite che ogni bambina sogna fin da piccola. E ce ne sarebbero tanti altri ancora fatti di emozioni e sacrifici.

Vorrei però raccontare un episodio, soffermandomi su una partita in particolare che a parer mio segnò la svolta di una storica società di calcio femminile fiorentina, mandata avanti principalmente da alcuni genitori che tiravano le fila e dallo storico giardiniere tuttofare Luciano Bagni.

ACF FIRENZE , quell’anno chiamata “ Primadonna Firenze “ grazie appunto allo sponsor Primadonna, stagione 2010-2011, campionato di Serie A femminile .
Avevamo iniziato la stagione sotto la guida di Mister Ciolli, un allenatore che ha fatto la storia di quella società (anche con i suoi gradoni, ripetute e giri di campo a non finire), riportandoci per l’ennesima volta in serie A.
L’obiettivo era la salvezza, come per ogni anno per la nostra società, non potevamo né ambire di più, né permetterci di chiamare giocatrici con nomi blasonati. Il nostro club era una di quelle realtà che ha fatto del proprio settore giovanile, ovviamente costruito nel tempo, un’arma invincibile: tanto che molti dicevano “quelle ragazzine, sono terribili, non mollano mai” .
Il nostro club era formato da tante ragazze giovani, alcune delle quali le conoscerete sicuramente, 3 in particolarmente: il nostro ex capitano del Florentia San Gimignano Giulia Orlandi; il capitano dell’attuale Fiorentina Women’s, Alia Guagni e il difensore dell’ Atletico Madrid Femminile, Elena Linari. Oltre questi nomi, tanti altri, forse meno conosciuti, hanno fatto parte di quella stagione e vorrei menzionare: Simona Parrini, Eleonora Benucci, Serena Patu, Martina Pitzus, Eleonora Binazzi, Elena Bruno, Alice Valgimigli, Diletta Crespi, Arianna Ferrati, Carmela Anaclerio, Adriana Ricciardi, Fulvia Dulbecco, Ilaria Borghesi, Erica Croce, Elena del Gaudio, Gaia Mastrovincenzo. Molte altre grandi giocatrici hanno fatto parte di questa storica società prima e dopo di quella stagione e benché non le nomini qui, le ricordo tutte come persone splendide dentro e fuori dal campo .
L’annata non stava andando benissimo, anzi direi proprio che stesse andando male, dopo 10 partite avevamo solo 2 punti. Il nostro storico mister rassegnò le dimissioni e subentrò alla guida della squadra, Mario Nicoli, allenatore della primavera.
Dopo la vittoria contro il Südtirol, ultimo in classifica, arrivò a mio avviso l’episodio chiave.


22 gennaio 2011, dodicesima Giornata di campionato, trasferta difficile nella Capitale contro la Roma calcio femminile, squadra che puntava ai vertici alti del campionato.
Sveglia ore 7.00 – e quella fu anche una sveglia “normale”. A quell’epoca, infatti, non ci potevamo permettere la trasferta dal giorno prima (adesso quasi tutte le squadre riescono a farlo), e dunque dovevamo partire spesso alle 4.00 del mattino per raggiungere città distanti come Tavagnacco, ad esempio. Il pullman, inoltre, veniva pagato per metà dai genitori che ci accompagnavano (che erano anche il nostro pubblico), insomma in poche parole era solamente la passione che alimentava il tutto. Questo per farvi capire come erano particolari le condizioni di un atleta di Serie A che viveva il proprio percorso sportivo in Italia solo pochi anni fa.
Ritornando alla trasferta, dopo appena 45 minuti di viaggio, (mancavano ancora più di due ore all’arrivo) il pullman si fermò. Inizialmente si credeva che fosse una semplice coda passeggera e invece no, dopo un’ora circa alla radio pronunciarono “blocco autostradale per incidente” e lì calò il silenzio. Sapevamo tutti che se non fossimo arrivate in tempo, la partita l’avremmo persa a tavolino con conseguente punto di penalizzazione e sanzione che avrebbe pesato sulla nostra classifica e soprattutto sulle finanze della nostra Società.
Ricordo ancora quei momenti, chi provava a non pensarci ascoltando musica, chi cercava di leggere un libro, chi faceva una passeggiata, chi continuava come me a controllare l’orologio e chi pensava ad un eventuale modo per riuscire a disputare quella partita, ma la risposta era sempre la stessa riuscire ad arrivare nel tempo massimo previsto dal regolamento .
Alle ore 12.00, dopo 4 ore di sosta forzata, finalmente si ripartì.
Durante il tragitto, il nostro mister ci chiese mezz’ora di attenzione e posizionandosi nei sedili in fondo al pullman, attaccò il suo foglio per la tattica sul vetro e scrisse la formazione.
Fece il suo discorso come fossimo nello spogliatoio. Bello, toccante, incoraggiante. Ho ancora quell’immagine in testa e credo che mai la dimenticherò.
Arrivammo al campo alle 14.45 quando mancavano solo 30 minuti all’inizio della gara.
Ricordo che mentre ci mettevamo la nostra divisa da gara, riuscimmo a mangiare un piccolo panino tutto di corsa: il nostro pranzo, preparato da una nostra compagna di squadra che abitava nella capitale, Diletta Crespi.
10 minuti di riscaldamento e poi tutte in campo.
Fu una partita proiettata sempre in avanti da parte della squadra avversaria e noi con tutte le nostre forze provavamo a stoppare le azioni offensive giallorosse. Più il tempo passava e più le forze diminuivano, sicuramente per le energie mentali spese in precedenza .
Terzo e ultimo minuto di recupero. Ecco il miracolo: Orlandi serve Guagni che con un preciso diagonale segna. Vittoria! Feci la corsa più veloce della mia vita per andare ad abbracciare Alia e tutte le mie compagne: emozioni stratosferiche da non poter descrivere, bisogna provarle.
Quei tre punti portarono un po’ di ossigeno alla classifica e salimmo al terzultimo posto. Finalmente avevamo due squadre sotto di noi, ma non solo. Quella vittoria ci regalò la consapevolezza che avremmo potuto dare filo da torcere a qualsiasi squadra, anche le più forti.
Quell’anno ci salvammo e arrivammo anche in semifinale di coppa italia, che, anche se persa, per noi fu come aver raggiunto un traguardo impensabile ad inizio stagione.
Mi piace pensare che con quella trasferta, con quella vittoria, A.C.F. Firenze non fu più vista come l’ultima della classe, ma come squadra composta da ragazzine terribili che tutti iniziarono a temere.


Al termine della stagione 2015, dopo una continua crescita fatta anche di grandi risultati, l’ A.C.F. Firenze, purtroppo principalmente per motivi economici, dovette cedere il suo titolo sportivo alla neonata società Fiorentina Women’s Football Club .
Alle persone che hanno fatto la storia di questo Club e alle mie compagne di anni meravigliosi , devo tutto, per come sono cresciuta da atleta e persona con valori, ideali e quella pura passione chiamata “calcio”.


Ancora oggi mi trovo spesso a pensare quanto sia importante guardare al proprio futuro ma senza mai dimenticare il proprio passato e vorrei concludere con un pensiero: il nostro presidente, Tommaso Becagli si innamorò di questo sport al femminile proprio a causa di un episodio accaduto alla mia vecchia squadra, che sia stato un segno del destino?

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